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I Eat Food Tours. Molto più che Food Tours.

on October 21, 2019

I Eat Food Tours. Molto piu che Food Tours.

Per chi giunge qui per la prima volta, felici di darvi il nostro benvenuto.

Siamo Cecilia Puca, una sociologa torinese specializzata in sociologia del turismo e food studies, e Chef Abram, un brillante Executive Chef made in Utrecht, da qualche anno felicemente italiano d’adozione.

Credendo fermamente nell’ascesa di una nuova classe creativa, ispirata da valori etici di integrazione e condivisione, sul finire del 2017 abbiamo dato alla luce I Eat. Walking Food Tours

Quale miglior connettore sociale, o, per meglio dire, universale, se non Sua Maestà The Food, del resto!

Così, con qualche cucchiaino di coraggio e svariate dosi di entusiasmo, io ed Abram abbiamo entrambi deciso di rinunciare alle pseudo certezze di un lavoro sicuro (Abram era head chef a La Farmacia del Cambio e io Trainer Specialist per il gruppo Fca) gettandoci a capofitto e con tutto il cuore in un’impresa vibrante, gustosa, multisfaccettata e divertente: quella di creare itinerari del gusto camminati nella nostra bella e amata Torino, raccontandola in modo non tradizionale e passando dalla magica porta del Gusto.

Al di là di un primo aspetto ludico ricreativo, che sicuramente balza agli occhi quando si pensa ad un food tour, le esperienze di IEFT sono state disegnate a tavolino, rispondendo ad un piano socio antropologico, comunicativo e gastronomico ben preciso.

E’ una storia che si compone di diversi sapori, la nostra. Tanti quanti ne offre Torino.

Da quelli marcatamente bitter e speziati, ai più golosi, ricercati e sofisticati…

Ne incontra certi che sono unici, indimenticabili. Altri che sono difficili da cogliere, a tratti ermetici, misterici, inafferrabili.

Ogni capitolo del nostro racconto restituisce un’immagine della città caratterizzata da un’anima diversa, che si radica profondamente nel viaggiatore approdato a Torino per la prima volta, così come nel local che si concede di sperimentare la bella Sabauda seguendo la traccia di qualcun’altro e lasciandosi sorprendere, ispirare…

Il radicamento è favorito dal godere appieno e con ogni senso dell’esperienza servendosi di un medium speciale, di un facilitatore d’eccellenza. Come intuibile, il medium è sempre lui: il cibo.

E allora è così che si parte dalla valorizzazione delle aree a rischio invisibilità, come il Mercato di Porta Palazzo e la zona di Borgo Dora, per poi entrare nel cuore del lato bohemien di Torino, con le sue riservate botteghe artigiane e i suoi mille e più segreti, giungendo infine a mostrare i fasti di un glorioso passato che ha visto la nostra città essere epicentro di cultura e di tendenze, nonchè prima capitale d’Italia, naturalmente.

 

Ciascuna oasi urbana deve per noi farsi portatrice di un suo messaggio, esibire i suoi valori.

Quello che offriamo a chi ci sceglie è un viaggio che passa per lo più per la back region, così come la definisce Goffman, un sociologo che amo molto -e che ha spesso ispirato la mia metodologia di ricerca- ma che non dimentica di fare un salto anche in quella che è la front region, con l’obiettivo di consegnare una tela completa in tutte le sue parti.

Costruire itinerari gastronomici per raccontare una città non è un concept nuovo, lo sappiamo bene. Malgrado due anni fa fosse pressochè sconosciuto a Torino.

Il punto però non è tanto quello che facciamo, ma come lo facciamo.

La differenza sta tutta nel fare la differenza.

Il che non è così semplice, nè immediato.

Richiede studio, ricerca, pazienza, passione, creatività, spirito di coesione, capacità di creare partnership solide e durature…di individuare nuovi trend che possano incuriosire, attirare attenzione e restituire un feedback interessante.

Dietro alle esperienze esplorative a spasso tra saperi e sapori, che chiamiamo per semplicità food tours, esiste la macro intenzione di creare senso comune e condiviso.

Quando io e Abram abbiamo messo nero su bianco le nostre idee su come organizzare le attività e rispetto a  quale tipologia di viaggiatore volevamo rivolgerci, il focus è andato sulla realizzazione di un percorso multisensoriale che permettesse all’esploratore del gusto di immergersi con tutti i sensi (più un sesto, volendo) nella realtà indagata.

Il nostro ospite ideale, o ideal tipo, era ed è un viaggiatore curioso, unconventional, che ama sperimentare e sperimentarsi e che si dimostra aperto a situazioni ed esperienze  che si svincolano dagli schemi tradizionali.

A cui piace giocare, che ama l’incanto e che prende le distanze dal turismo di massa, basato sul vedere, senza osservare, o, detta ancor meglio, senza sentire.

E’ soprattutto un viaggiatore emotivo, che non si accontenta di itinerari standard ma è piuttosto alla ricerca di emozioni e mira a costruire ricordi significativi basati sulla costruzione di un reale senso di partecipazione.

Anche per questo predilige senza dubbio esperienze intime, raccolte, al fine di poter costruire ricordi permanenti e vividi dell’azione effettivamente partecipata.

Del resto, come già sottolineato dagli studiosi Joseph Pine e James Gilmore: «nell’emergente economia dell’esperienza, non si producono beni, ma ricordi».

A proposito di ricordi, molto i piu belli sono in qualche modo e misura riconnessi al cibo.

A voler condividere i nostri, Abram ha sempre ben impressa la scena di Oma Blom mentre gli preparava fragranti pancake al rientro da scuola quando aveva circa sei anni. Uno dei ricordi piu vividi di quegli anni.

Per quanto mi riguarda, le polpette fritte (rigorosamente della domenica) di nonna Cecilia erano imbattibili. Quando voglio ricordarmi di lei, riesco talvolta ad evocarne perfino il profumo…

Nonna e cibi preparati dalla nonna (che siano torte, biscotti, polpette o pancakes…) sono un binomio che ci accomuna viaggiando nel tempo e nello spazio.

Per questo, molte delle nostre esperienze puntano a far vivere e gustare il lato semplice, squisito e genuino di sapori antichi, legati a storia, storie e tradizioni che si perpetuano lungo la linea generazionale.

Se parliamo in modo specifico di Torino, citta che per prima ha lanciato le nostre avventure gastronomiche, l’esperienza best seller e ancora lo Street Food Tour deluxe, che include la visita al merato piu grande d’Europa, Porta Palazzo http://mercati.comune.torino.it/item/porta-palazzo/, e un’immersione vibrante e totale nel local lifestyle a partire dai luoghi del popolo.

Si esplorano piccole realta gastronomiche tramandate di generazione in generazione, che raccontano con fierezza le loro origini, da dove sono partite e dove sono arrivate.

L’elemento narrativo, che scandisce il ritmo di ogni esperienza, e quella spezia magica che conferisce unicita all’esperienza stessa.

Il ritorno alle origini, al passato, a gesti consuetudinali sgretolati o, per meglio dire, sciolti in una modernita liquida che non lascia piu troppo spazio al tempo della tavola, da sempre momento di condivisione per eccellenza, aiuta le persone a ri-proiettarsi in un luogo concettuale comune. In un certo senso, rompe lo schema individualistico con cui sempre piu spesso ci si approccia alla vita.

Dunque, contro lo schema alimentare-comportamentale del fast food e della gastro anomia, un modello che si propone di aggiungere valore all’esperienza gastronomica condivisa, che, se significativamente interiorizzata, lascera un segno positivo che si tendera a riproporre nei consueti atteggiamenti quotidiano.

Seppur non si disdegni la componente estetica del cibo, oggi piu che mai consumato visivamente attraverso i social, piuttosto che attraverso atti concreti, le esperienze di I Eat Food Tours si focalizzano sul valore sociale e reale che l’atto gastronomico contiene in se.

Il cibo deve essere autentico, buono. Non sempre spettacolarizzato. Non mostrato in una forma di innaturale perfezione. Il cibo e’ intrinsecamente perfetto, indipendentemente da luci e inquadrature ad effetto.

 

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