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Quel linguaggio speciale chiamato Cibo. Del Re della tavola e dei suoi racconti.

on November 25, 2018 | By Cecilia Puca

 

Insalata di riso basmati con cavolfiore al curry. Una dei piatti di Abram che amo per quel suo irresistibile appeal esotico e quel delizioso bagliore che illumina la tavola!

 

Quel linguaggio speciale chiamato Cibo. Del Re della tavola e dei suoi racconti.

Per me che dello storytelling ho fatto da tempo uno stile di vita, il cibo non può che anch’esso rappresentare un denso momento narrativo: tutto da leggere, interpretare, gustare con ogni senso e rendere indimenticabile.

Se è vero – e vero lo è – che ogni cosa è comunicazione, allora quanto ha da raccontare, lui, capace di stupirci ogni volta presentandosi vestito con un linguaggio diverso?

È così che ci affascina quando lo incontriamo guarnito di poesia, che ci fa battere il cuore quando è ripieno di intensità, o di caramellata dolcezza, e che, ancora, ci fa spalancare gli occhi quando si decora con fantasiose novità o bellissime spolverate di leggerezza…

Ma non è tutto.

È quando poi ci arrampichiamo con lui fino alla sua vetta, che riusciamo ad ammirare un panorama strepitoso, scoprendo di essere saliti fino al punto di godere di un’osservazione privilegiata per lo studio antropo-sociale della civiltà umana…

Già, non è fantastico sapere di poter raccontare di noi, dei nostri luoghi, della nostra storia, proprio attraverso il cibo?

Di poter parlare del cosmo, del mondo, della società e dell’evoluzione dei suoi modelli?

Si pensi al risotto alla milanese.

Da ricetta, questo piatto doveva presentarsi rigorosamente amalgamato e suddiviso, incollato e sciolto, proprio per ricordare un modo di essere italiani nel secondo dopo guerra.

Un esempio come tanti che racconta di quanto la cucina – trasformazione culturale del cibo- sia uscita dalle sue pareti per andare a sfoggiare l‘identità di un popolo, di una nazione, scegliendo come rappresentarla in un preciso momento storico sociale.

Ma identità è anche quell’istanza individuale che ci scandisce nel profondo e che portiamo fuori per il desiderio, più o meno conscio, di mescolarla con l’alterità, di incontrarci con l’Altro, in un arricchente processo di ibridazione in cui ci si scopre, riconosce e riscopre a vicenda.

Un po’ quello che accade in tempi recenti col fenomeno in continua espansione dei foodblogger, amanti del cibo e chef per passione, o professione, che si raccontano attraverso i piatti presentati sui loro profili social: gli scrittori -e i fotografi- della tavola, potremmo dire.

Sì, perché i piatti sono testi, il modo in cui si preparano e presentano narrano pezzi di chi siamo, da dove proveniamo e, in un certo senso, dove vorremmo andare.

In un’epoca in cui il bisogno di individuarsi, di trovare un proprio centro e manifestare la propria unicità, va di pari passo con il bisogno di riconoscersi e appartenersi, il cibo diviene elemento testuale capace di accontentare gli amanti di ogni genere.

Insomma, è squisitamente social. Per dirla in termini più sociologici, è un fatto sociale totale.

Intorno a una tavola, virtuale o reale, si annullano distanze e separazioni.

Identità e alterità si incontrano nello stesso piatto.

Non ci sono più differenze, ma allo stesso tempo esiste tutto il potere di manifestare il proprio essere unici.

Certamente uno dei più straordinari super poteri di quel super eroe chiamato cibo.

La prima portata ad affacciarsi fra i commensali, poi, è sempre quell’irresistibile dimensione simbolico rituale che il cibo porta con sé sin da quando esiste l’umanità.

Così, viaggiando lungo la strada che porta alla scoperta di pietanze identitarie, ricette nazional popolari, strumenti da cucina, classici della gastronomia, sperimentazioni culinarie, tavole imbandite e itinerari del gusto, ci si può affacciare su ogni angolo del mondo, guardando da una finestra privilegiata;

il risultato finale è quello di voler ripetere l’itinerario, ancora e ancora, cambiando di volta in volta la meta ma senza necessariamente doversi spostare nello spazio.

Perché tutto resta a… portata di social.

Semplice, immediato e portentoso, da non sentire più neanche la differenza fra reale e virtuale, talvolta.

Concludo questi brevi pensieri su un tema che mi affascina e interessa per la sua generosa variegatura, con un piccolissimo show di piatti firmati dal mio chef di fiducia, aka mio marito Abram, chef per passione e professione.

Il mio chef preferito, senza ombra di dubbio 🙂

Che mi ha fatto innamorare anche per la bellezza che di lui ho letto in ciò che creava 😊❤

Se doveste dire cosa raccontano questi piatti, se doveste immaginare una storia, o anche solo un’emozione, cosa rispondereste?

Pensateci, gustateveli, e, se vi va, scrivetemi! 🙂

Prossimamente vi lasceró qualche gustosa ricettina.

Stay Tuned!

Che il Buono sia con Noi,

Cecilia

 

La cucina é l’arte di dar rilievo ai sapori, con altri sapori (dice l’Olivia di Calvino in “Sotto il sole del Giaguaro).

 

Colore deciso, sapore delicato. Delizioso purè di patate viola, arricchito con chips di carote, crema di castagne e cavolo verde.

(Mood Autunno on 🌰🍂🍁).

Un candido riso carnaroli diventa giaciglio di un fresco salmone norvegese marinato, in compagnia di sesamo e menta.

(Fresco, ideale d’estate, ma che non cestinerei neppure per un antipasto invernale 😉).

Scorcio di giardino in insalata.

Cruditè dai mille colori incontrano il profumo dei fiori e di more e lamponi freschi di bosco.

(Per chi non vuole lasciare l’estate!)

Contenuti e immagini sono di mia proprietá. La riproduzione é consentita purché venga citata la fonte.

Cecilia Puca

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